






Recupereremo il lungomare fin sotto l’acropoli del Rione Terra, ma prima dobbiamo abbattere questo ecomostro di via Napoli, che da decenni deturpa lo stupendo panorama sul golfo di Pozzuoli». Una frase ad effetto, pronunciata dal governatore della Campania Antonio Bassolino nel giorno dell’inaugurazione ufficiale del nuovo lungomare “Sandro Pertini” di via Napoli, sviluppando il progetto dell’architetto Pasquale Manduca. Accanto al presidente della Regione, quel giorno dello scorso giugno, c’era il sindaco di Pozzuoli che mostrò subito la propria determinazione nell’abbattere quel manufatto che nelle intenzioni doveva essere il ristorante “Vicienzo ‘a Mmare”, ma che è rimasto uno scheletro di cemento e pilastri su un lungomare tra i più belli e suggestivi dell’intera Campania.
Dopo sette mesi Regione e Comune si sono incontrati di nuovo: all’ordine del giorno lo stanziamento di due milioni e mezzo di euro per demolire l’ecomostro di via Napoli e riqualificare l’intera linea del litorale che da via Napoli arriverà così - senza soluzione di continuità - ai piedi dell’acropoli del rinato Rione Terra.
Ventotto anni di polemiche, petizioni, lotte ambientaliste e denunce dello scempio ambientale. Tutto spazzato da un accordo-quadro che punta ad uno nuovo step del progetto di rilancio dell’intero comparto Rione Terra-Porto. L’annuncio ufficiale avverrà presto, ma il sindaco ha ottenuto il via libera allo stanziamento dei fondi regionali, che serviranno a ridare fiato a quanti, in tutti questi lunghissimi 28 anni, avevano più volte chiesto di cancellare dal panorama di Pozzuoli quel pugno nell’occhio rimasto cantiere aperto per troppo tempo.
Una storia singolare, quella di “Vicienzo ‘a Mmare”. Tutto comincia nel 1982, quando fu aperto ufficialmente il cantiere edile e furono avviati i lavori, sulla base della regolare licenza edilizia rilasciata dall’Ufficio tecnico comunale di Pozzuoli ai richiedenti, che erano Antonio Pietropaolo, Giuseppina Buzzurro ed Elena Razzino. Un progetto regolare e pienamente legittimo. Presto, però, i lavori si arenarono: complici la terra ballerina dei Campi Flegrei e l'ondata di scosse bradisismiche, ma colpa anche di questioni burocratiche. Tutto restò bloccato, quasi come se i lavori di realizzazione si fossero “congelati”, lasciando il lungomare deturpato da quell’accenno di struttura turistica.
Pozzuoli, 28 anni dopo, cambia volto. Almeno ci prova, puntando sul rinnovato concetto di recupero della costa e delle sue incomparabili bellezze. I due milioni e mezzo di euro della Regione, così, serviranno per gli espropri e gli abbattimenti.
«In due mesi dall’avvio dell’abbattimento del secondo e terzo piano dell’ecomostro – spiega il sindaco - ci sarà il prolungamento della passeggiata del nuovo lungomare fino al porticciolo-darsena sotto il Rione Terra e un parcheggio a raso da 250 posti auto, che sarà la zona di sosta per i bus dei turisti diretti all’acropoli e al Duomo del Rione Terra. Il pianterreno dell’edificio, invece, sarà trasformato in bar-caffetteria, book-shop e area giochi». Una bonifica del territorio che è, insieme, riappropriazione di un luogo rimasto per troppi anni un “non-luogo”, sospeso tra il degrado e la bellezza. Oltre 5mila metri cubi di cemento tra il lungomare e l’acropoli di Pozzuoli finiti più volte nel mirino della procura. Come il Fuenti di Vietri sul Mare e il complesso Alimuri, sulla costiera sorrentina. Capitoli di una lunga storia.
Sfondo di una vicenda che trova finalmente la sua positiva conclusione, con il recupero in chiave moderna e funzionale di una struttura ormai fatiscente. Il Duomo del Rione Terra che risorge dalle proprie ceneri e il lungomare che cancella quella ferita impressa sul suo volto. A 40 anni dall’esodo del Rione Terra per il bradisismo (2 marzo 1970), Pozzuoli volta pagina e riparte dal mare e dall’acropoli. Il suo cuore pulsante, fin dalla notte dei tempi.








