A quarant’anni dall’Intesa del 1985 e a trentaquattro dalla precedente, la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha pubblicato la sua nuova Nota Pastorale sull’Insegnamento della Religione Cattolica (IRC), intitolata “L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo”.
Approvato dall’81ª Assemblea Generale ad Assisi e reso pubblico l’11 dicembre 2025, il documento si propone di riaffermare e rilanciare il ruolo dell’IRC nella scuola italiana, definendolo un “servizio educativo fondamentale” in un momento storico caratterizzato da un profondo “cambiamento d’epoca”.
La Nota della CEI evidenzia come l’IRC continui a essere una “scelta di libertà”, con una partecipazione che supera l’80% degli alunni a livello nazionale. Il testo chiarisce in modo inequivocabile che l’adesione all’ora di religione non costituisce una dichiarazione di fede o di appartenenza alla Chiesa, ma piuttosto una richiesta di formazione scolastica sui temi religiosi, valorizzandone la dimensione prettamente culturale e formativa.
Il documento colloca l’insegnamento in uno scenario sociale in rapida trasformazione, che include: flussi migratori e pluralismo religioso, la crescente secolarizzazione, l’avvento dell’intelligenza artificiale e il tema della solitudine giovanile.
L’IRC viene riproposto come un vero e proprio “laboratorio culturale” e uno spazio aperto di confronto. L’obiettivo è fornire agli studenti, credenti e non credenti, gli strumenti necessari per comprendere le radici storico-culturali e religiose dell’Italia, promuovendo al contempo un dialogo sincero con le diverse tradizioni religiose presenti nel tessuto scolastico.
La CEI sottolinea che l’IRC “ha saputo aprirsi al confronto e al dialogo proprio grazie all’identità che la contraddistingue”.
Infine, la Nota esprime forte gratitudine e fiducia verso gli insegnanti di religione (in gran parte laici), sottolineando il loro ruolo cruciale e l’impegno richiesto per aggiornare linguaggi e metodi didattici al fine di intercettare le domande di senso che emergono dalle nuove generazioni.
Antonio Izzo
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