Giovedì 22 gennaio, alle ore 19, nel santuario San Gennaro a Pozzuoli, si terrà la celebrazione ecumenica della Parola di Dio, presieduta dal vescovo don Carlo Villano, in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (iniziata domenica 18, si concluderà domenica 25). La Settimana è una iniziativa internazionale di preghiera ecumenica cristiana che si celebra ogni anno tra il 18 e il 25 gennaio.
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Articolo pubblicato sulle pagine di Avvenire dedicate alle diocesi di Pozzuoli e di Ischia (11 gennaio 2026)
Ci sono alcuni momenti di una qualsiasi celebrazione eucaristica domenicale, che mi lasciano sempre perplesso, con il dubbio che non si stia capendo quello che si sta vivendo. Ad esempio, la preghiera del Gloria dovrebbe essere un’esplosione di gioia e di slancio interiore ed esteriore (come vorrei che in quel momento tutta la comunità quasi cantasse a squarciagola il suo Gloria, unendosi alla proclamazione delle schiere celesti). O il momento della Professione di Fede, che nelle nostre assemblee domenicali si trascina stancamente. Alcune volte, nel corso degli anni, mi sono permesso di sospendere la recita (che brutta parola!) del Credo, invitando l’assemblea a comprendere quello che stava proclamando, e soprattutto a riflettere sul fatto che per quelle affermazioni molte persone avevano sofferto e dato la vita. Ma quanti “cristiani della domenica” sanno che ogni domenica proclamiamo il Simbolo di Nicea, integrato da quello del Concilio di Costantinopoli, che nel 2025 ha celebrato i suoi 1700 anni? Purtroppo, penso siano molto pochi. Il mese di gennaio, da questo punto di vista, può essere un’ulteriore opportunità per riscoprire non solo l’importanza del Credo di Nicea, ma anche quell’anelito ecumenico che sembra sopravvivere solo in ristrette cerchie di persone, incapace – dopo i fasti dell’immediato post Vaticano II – di suscitare passioni ed entusiasmi nelle nostre comunità. Come ha scritto Papa Leone nella Lettera Apostolica “In Unitate Fidei” dello scorso novembre, «ancor oggi nella celebrazione eucaristica domenicale pronunciamo il Simbolo Niceno-costantinopolitano, professione di fede che unisce tutti i cristiani», che è «attuale per il suo altissimo valore ecumenico». Siamo chiamati a riconoscere, prosegue, che «quello che ci unisce è molto più di quello che ci divide. Così, in un mondo diviso e lacerato da molti conflitti, l’unica Comunità cristiana universale può essere segno di pace e strumento di riconciliazione contribuendo in modo decisivo a un impegno mondiale per la pace». Che grande compito è dinanzi a ognuno di noi e ad ognuna delle nostre comunità! Eppure, anche quest’anno, temo, ci si limiterà a fare una celebrazione ecumenica diocesana, durante la “Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani” (18-25 Gennaio), e poco più: per tutto il resto dell’anno, di ecumenismo non si parlerà, le comunità parrocchiali saranno impegnate a vivere altri momenti (ad iniziare dalla Quaresima, che in genere inizia poco tempo dopo), e nessuno dirà con Paolo: «Ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua» (Rm 9,1-2), a causa della divisione del Popolo di Dio (Paolo si riferiva al popolo ebraico, ma noi possiamo ben riferire questa sofferenza all’unico Corpo di Cristo lacerato e piagato). Eppure, non solo c’è un grande compito dinanzi a noi, ma ci viene indicata anche una chiara via da percorrere, per poter crescere nel cammino di unità tra cristiani. Come afferma Papa Leone, un ecumenismo rivolto al futuro è un ecumenismo «di riconciliazione sulla via del dialogo, di scambio dei nostri doni e patrimoni spirituali». La via è tracciata, non resta che percorrerla, ad iniziare dalle prossime settimane.












