Un martedì di marzo, nell’anno 1990, ricevo una telefonata in ufficio al Comune da parte del vescovo di Pozzuoli, monsignor Salvatore Sorrentino, con il quale avevo una certa familiarità collaborativa, che mi chiede di raggiungerlo in serata. Ad accogliermi trovo anche il vicario generale, monsignor Ignazio Imbò e dopo poco ci raggiunse don Nicola Rispoli. Il vescovo, in modo diretto ed a bruciapelo mi disse: «C’è la possibilità che il Papa venga in visita a Pozzuoli a novembre. Tu che ne pensi, siamo in grado di poterlo accogliere bene?» L’insolito e inaspettato quesito mi lasciò senza parole. Dopo aver deglutito più volte, risposi con un filo di voce «Eccellenza se abbiamo questa possibilità, non possiamo lasciarcela sfuggire: quando ci capita un’altra volta nella vita?». Ci spiegò di aver ricevuto da qualche ora una telefonata del cardinale Michele Giordano che gli comunicava che il Papa aveva programmato una visita pastorale in Campania per alcuni giorni. Dalla curia napoletana offrivano al vescovo di Pozzuoli la possibilità di ricevere il Papa l’intera giornata del 12. Ci dilungammo sulle difficoltà e sui problemi cui far fronte (stavamo ancora mettendo mano ai danni del terremoto del 1980 e della crisi bradisismica del 1983). Monsignor Imbò, con la sua enorme esperienza e saggezza, si dimostrò scettico per le problematiche da affrontare, mentre don Nicola fu subito entusiasta. Fu una lunga serata. Alla fine, il vescovo allargando le braccia si alzò e disse: «Sulle orme di Paolo, il Papa verrà a Pozzuoli». Non dovemmo attendere molto la comunicazione formale della Santa Sede. Alcune settimane dopo fu diramata la notizia ufficiale che il Papa sarebbe stato in visita pastorale in Campania, passando anche per Pozzuoli il 12 novembre.
Era la fine del mese di ottobre del 1990, nel mio ufficio si presentò una insegnante di religione che mi offrì un poster dei “Viaggi apostolici di San Paolo” comprato il giorno prima dalle Paoline a Napoli. Apprezzai molto l’omaggio, anche perché eravamo quasi alla conclusione dei preparativi per l’accoglienza del Santo Padre a Pozzuoli, ma non immaginavo al momento alcuna collocazione del regalo inaspettato. Mi venne un’idea, quando fu concluso l’allestimento del palco a Monterusciello per la celebrazione della Messa. All’ingresso del tendone/sacrestia riservato al Papa vi era una parete divisoria dal più ampio locale retrostante. Mi consigliai con il vescovo, che mi autorizzò a collocare il poster su quella parete. Ipotizzai con lui la possibilità che il Papa potesse autografarlo, ma tale auspicio fu nettamente respinto dal prefetto della Casa Pontificia monsignor Dino Monduzzi, che era venuto a Pozzuoli per un ultimo sopralluogo alcuni giorni prima della visita papale. Alla mia sommessa richiesta mi liquidò sbrigativamente con «Il Santo Padre non rilascia autografi». Monsignor Sorrentino aveva notato la mia delusione per la brusca risposta del prefetto per cui, concluso il sopralluogo sul percorso che il Papa avrebbe fatto alcuni giorni dopo, mi disse: «Non rattristarti, alla fine è il Signore che decide. Tu procurati un pennarello indelebile e cerca di starmi vicino, se te lo consentono». Chiesi a un mio collaboratore di andare da Buffetti a comprare un pennarello indelebile, spiegandogli il probabile utilizzo, Portandomi quanto richiesto, rifiutò il rimborso dell’importo speso, chiedendomi la restituzione del pennarello in caso che il Papa lo avesse utilizzato. Quando il Papa atterrò con l’elicottero all’Accademia Aeronautica, avevo il pennarello nella tasca della giacca. Alla fine della celebrazione a Monterusciello, attesi fuori del tendone/sagrestia per dare la mitria al vescovo e, ancora con il mantello dei Cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme sulle spalle, raggiunsi la processione di uscita, che era chiusa dal Santo Padre, arrivando fino all’ingresso della sagrestia. Il Papa era molto soddisfatto e contento dell’accoglienza con un grande bagno di folla in festa. Monsignor Sorrentino lo fermò davanti al poster dei “Viaggi apostolici di San Paolo” dicendogli: «Beatissimo Padre, questi sono i viaggi apostolici che fece San Paolo, toccando anche Pozzuoli, dove rimase sette giorni. Vuole lasciare anche Lei un segno del Suo passaggio?». Il Papa sorridendo rispose: «Ma certo» e si guardò intorno come a cercare qualcuno che gli fornisse qualcosa per scrivere. Il vescovo fu svelto a girarsi, gli passai velocemente il pennarello che avevo già tirato fuori dalla giacca, così il Papa appose la firma e la data sul poster, all’altezza di Pozzuoli. Il vescovo mi ripassò il pennarello e io togliendomi il mantello dalle spalle, nel timore di un incontro inceneritore con monsignor Monduzzi, mi allontanai velocemente confondendomi con i sacerdoti che cercavano di avvicinarsi alla sagrestia. Dovendo raggiungere in fretta l’episcopio, dove si sarebbe svolto il pranzo tra i vescovi intervenuti ed il Papa, dissi ad alcuni collaboratori di recuperare il poster appena possibile. Il giorno dopo ritrovai il poster nel mio ufficio e riconsegnai il pennarello a chi lo aveva comprato che, grato della restituzione, pretese una mia formale certificazione che quello era proprio il pennarello usato dal Papa. Conservai il poster per alcune settimane poi, pensando che la diocesi lo avrebbe sicuramente meglio custodito, lo consegnai a monsignor Sorrentino. Inserito in una bella cornice bianca, fu collocato nel salone di rappresentanza dell’alloggio vescovile, dove il Papa aveva pranzato. Ancora oggi il poster/reliquia è conservato in quel salone.
Carlo Pubblico
Su SdT saranno pubblicati altri articoli, con ricordi del capo del cerimoniale del comune di Pozzuoli sulla storica visita di Karol Wojtyla nella diocesi flegrea.













