Tempo del Creato. I credenti chiamati a cooperare per il Bene Comune





Nel mese del Tempo del Creato (dal 1* settembre al 4 ottobre), riportiamo una riflessione legata alle grandi religioni, pubblicata anche su Avvenire. Un’urgenza anche per le pastorali delle Chiese locali.

 

In uno dei suoi tanti momenti di sincerità nella Evangelii Gaudium, Papa Francesco a­ erma: «Non ignoro che oggi i documenti [ecclesiali] non destano lo stesso interesse che in altre epoche, e sono rapidamente dimenticati». Figuriamoci poi se questi documenti sono completamente ignorati dai grandi mezzi di comunicazione. Tanto per intenderci: del “Patto tra le religioni”, firmato a Roma lo scorso 25 giugno dai rappresentanti di tutte le tradizioni religiose presenti in Italia, ne ha parlato solo Avvenire, e qualche altro giornale con analogo carattere confessionale. Nessuna grande testata giornalistica italiana si è presa la briga nemmeno di dire della notizia. Eppure, motivi ce ne sarebbero stati. Un documento che, come detto, vede tra i firmatari tutti i responsabili in Italia delle grandi religioni non è certo cosa da poco: cristiani cattolici, ortodossi ed evangelici (per i cattolici la firma è quella del presidente della CEI, il cardinale Zuppi); ebrei dell’Assemblea dei Rabbini e dell’Unione delle Comunità Ebraiche; islamici di tutte le maggiori realtà presenti in Italia, dal Centro Islamico Culturale all’Unione delle Comunità Islamiche; buddisti del Sokha Gakkai e dell’Unione Buddisti; induisti, sikh e bahá’í.

Eppure, non è bastato a dare rilevanza a un evento che invece ne avrebbe dovuta avere, per l’aria fresca e nuova che introduce in un contesto che assomiglia sempre più a una camera chiusa da tempo in cui l’aria ormai è viziata. La lettura del documento apre il cuore alla speranza e alla possibilità concreta di un futuro diverso da quello che si vorrebbe segnato solo da guerre e violenze, odio e ri­ uto, morte e distruzione (magari nucleare). Il “Patto” – articolato in un Preambolo, nell’indicazione di alcuni Impegni, e in­ ne nel suggerimento di Azioni concrete da compiere nel prossimo futuro – prende le mosse proprio dalla situazione attuale, riconoscendo «il valore e la complessità di essere persone credenti e praticanti di diverse fedi in una società post-moderna secolarizzata, multiculturale e plurireligiosa, ferita da con itti ed estremismi, anche pseudo-religiosi». È la realtà con la quale ogni credente – sia esso cristiano o buddista, ebreo o induista, islamico o sikh – è chiamato a fare i conti in ogni momento. È questa realtà che sembra negare persino la possibilità di un reciproco riconoscimento e dell’accettazione della diversità dell’altro. Eppure, prosegue il Preambolo, «ogni tradizione religiosa porta con sé valori, radici, esperienze, pratiche, comportamenti» che possono aiutare a far nascere e sviluppare «un clima di rispetto e di reciproca comprensione e a creare occasioni di incontro e collaborazione». I credenti di ogni singola Tradizione religiosa sono perciò chiamati a cooperare per il Bene Comune, mediante l’opzione di fondo per il dialogo, che è «una scelta da percorrere con determinazione anche quando le posizioni divergono e quando le pressioni interne o esterne alimentano fratture e dissidi tra noi e potrebbero dividerci». Come si può notare, non c’è negazione delle difficoltà, o sottovalutazione dei momenti di crisi che possono veri­ carsi tra credenti di diverse religioni, ma c’è anche un’indicazione operativa concreta per superare questi momenti laceranti: il dialogo! I 9 “Impegni” che scaturiscono dal Preambolo vanno allora tutti in questa direzione, e sono retti ognuno da un verbo dal signi­ficato inequivocabile: incontrarsi, educare le comunità al dialogo, collaborare, condividere un linguaggio comune, contrastare ogni forma di pregiudizio e discriminazione, promuovere la cultura della pace, impegnarsi per la salvaguardia della vita, promuovere la libertà religiosa. Nelle “Azioni” da promuovere nell’immediato (si parla di «una certa urgenza per quanto riguarda un impegno condiviso presente e futuro») vi è poi la risposta al timore di Papa Francesco: per non far cadere nel dimenticatoio questo documento, occorre che ogni singola realtà religiosa gli dia continuità in modo concreto e sostanziale, ad esempio promuovendo «progetti condivisi di conoscenza delle nostre tradizioni e di educazione alla Pace e alla cittadinanza», contrastando «il clima d’odio tra persone di etnie e religioni diverse». È un’urgenza che interpella ognuno di noi, e che spero possa diventare centrale anche nella pastorale ordinaria della nostra Chiesa diocesana, in tutte le sue articolazioni.

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