PAROLE IN LIBERTA’. Macerata e la cultura dell’amnesia

Quanto accaduto qualche settimana fa a Macerata – mi riferisco al raid contro immigrati ad opera di un estremista – è, secondo me, degno di essere ripreso e non dimenticato. Purtroppo, come spesso accade (e non è un caso), dopo qualche giorno, al massimo un paio di settimane, ogni evento passa nell’oblio. Diverse volte abbiamo dovuto sottolineare il fatto che la nostra è una società, una cultura, dell’amnesia, che tende con facilità a rimuovere gli eventi passati anche se recentissimi: e anche stavolta nuovi fatti hanno scalzato dal centro della nostra attenzione quello più “vecchio”. In questo caso, poi, ad aggravare la situazione vi è stata l’inevitabile strumentalizzazione politica dovuta al clima elettorale. Tutto ciò ha bruciato ogni riflessione pacata, ogni tentativo di capire, ogni volontà di andare al fondo delle cose. Ma un giornale come questo, piccolo e semplice, che cerca però di interpretare i “segni dei tempi” in uno spirito glocal (aperto cioè alla realtà locale, ma anche ad eventi di più ampia portata), non può far finta di niente, e accodarsi a chi ha a cuore solo il proprio interesse “particolare”. Una piccola riflessione dev’essere almeno tentata, mi sembra. E allora diciamola tutta: un “segno di questo tempo” che non possiamo lasciar passare sotto silenzio è la crescita della violenza ad ogni livello, dalle più semplici ed elementari relazioni a quelle più complesse e articolate (come quelle internazionali), dalla vita ordinaria di tutti i giorni al fatto eclatante da prima pagina. Violenza che tende ad annullare la dignità della persona umana, riducendola a una cosa indistinta e anonima.

Un uomo avanza verso Gesù. Ha il volto coperto, non ha un’identità propria, è solo carne viva ma già in decomposizione. Non dovrebbe stare lì, men che meno avvicinarsi a persone sane. Lui è solo un “lebbroso”, e i lebbrosi stanno isolati nei loro ghetti, lontani da tutti. Sono emarginati, rifiutati, “scartati” da tutti a causa della loro malattia. I lebbrosi sono meno che uomini, eppure Gesù non ha timore di avvicinarsi a lui. E facesse solo quello! Fa molto di più: tende la mano. Fa cioè un gesto che costruisce un ponte tra lui e il lebbroso, e così facendo gli ridona un’identità, lo riconosce come una persona. E per giunta, dopo lo tocca! Quando – commentando durante la messa questo brano del vangelo con i bambini della mia parrocchia, qualche domenica fa – ho chiesto cosa volesse dire per loro il fatto che Gesù toccasse il lebbroso, un bambino ha risposto che lo ha abbracciato con tenerezza. I nostri bambini talvolta sono fulmini del cielo, colgono subito l’essenziale! In effetti, è questo che mi sembra decisivo. Alla violenza che spersonalizza, che nega ogni dignità, il Nazareno risponde con un gesto di tenerezza, di compassione, che ridà vita e speranza, restituisce un’identità, ristabilisce nella pienezza delle relazioni. Macerata, intesa quasi come una categoria della violenza di oggi – che indubbiamente si esprime in tanti altri modi -, è la negazione di questa dinamica, e a ben guardare è la negazione della dinamica di ogni forma di umanità. Perché la tenerezza, la compassione, il prendersi cura dell’altro, il mettersi al suo posto, è la vera essenza dell’umanità. Pensavo: come si può sparare a casaccio su persone solo perché hanno la pelle di colore diverso dalla mia, se Gesù abbraccia la carne putrescente e la pelle cadente di un lebbroso? In un mondo sempre più violento, che risponde agli inevitabili conflitti e tensioni della vita con la sopraffazione e la negazione dell’altro e del suo diritto ad essere differente da quello che vorremmo noi, dovremmo sempre più imparare che l’unica vera risposta non è cedere a questa logica, ma rispondere con un sovrappiù di umanità. Lo so, sembra utopistico, illusorio, troppo vago e astratto: ma anche qui, come dicevo un paio di mesi fa, si tratta di iniziare, di dare vita a processi di cambiamento. Costruire la “civiltà dell’amore”, immettere in un mondo così anti-umano dei gesti di tenerezza, di umanità, che stabiliscono relazioni e ponti, è l’unica vera forza rivoluzionaria oggi possibile.

Pino Natale