Pozzuoli “città dell’estate”, l’affascinante ipotesi sulle origini della città romana in una costellazione

«Tracciando delle linee rette che collegano il tempio di Augusto sul Rione Terra, il centro del Tempio di Serapide, ovvero l’antico Macellum della città Puteoli, e la cavea dell’anfiteatro Flavio, e unendo i tre punti, otteniamo come risultato un triangolo retto quasi perfetto»: partendo da questa intuizione, suggestiva quanto geniale, tenuta nel cassetto per oltre trent’anni da Antonio Isabettini, appassionato di storia patria e conoscitore del territorio puteolano, la storica Sabrina Romagnoli, in collaborazione con Adriano Gaspani astrofisico di Milano, ha elaborato una precisa teoria che farebbe corrispondere, la fondazione dei principali monumenti della città romana di Pozzuoli, realizzati intorno al I secolo d.C., ad una precisa costellazione.

«Si chiama “triangolo estivo” perché le tre Stelle principali delle Costellazioni del Cigno della Lira e dell’Aquila sono disposte ai vertici di un triangolo ed “estivo ” perché questo gruppo domina il cielo dell’estate; le stelle sono Deneb, Altair e Vega (nella foto). Possiamo pensare a Puteoli (Pozzuoli) come città edificata secondo un disegno astronomico? Ipoteticamente sì; osservando la mappa della città si può notare come il Tempio di Serapide, l’Anfiteatro Flavio e il tempio di Augusto unite da linee rette formano un triangolo; sovrapponendo questi punti con le stelle sopra indicate si nota come gli stessi edifici sono in corrispondenza quasi precisa… ma questo non basta. È un significato simbolico. Tre stelle luminose accoppiate a tre simboli di potere. In età imperiale queste cose le facevano… La mappatura del cielo sulla Terra è un problema mal posto. Sappiamo che talune costellazioni furono mappate disponendo opportunamente i monumenti, se per chi li dispose fu un lavoro facile, per noi riconoscere le costellazioni dimostrando che è veramente così diventa un lavoro molto difficile.

In genere la corrispondenza diventa maggiormente probabile se aumentano i monumenti che corrispondono alle stelle, ma per una valutazione affidabile ne occorrono una decina. Continuando a cercare altre corrispondenze in terraferma e anche con i resti in mare possiamo pensare che questi formano la Costellazione dell’Aquila (nelle foto il triangolo estivo all’interno della costellazione dell’Aquila e incisione raffigurante la costellazione – fonte web).

L’impero romano accoglie la scienza greca, ma in una forma priva delle componenti matematiche più avanzate. Mentre i pensatori romani trattano argomenti e nozioni astronomiche in modo generale e discorsivo, la figura del matematico è sostituita da quella del tecnologo: agrimensore o architetto. L’astronomia romana è di fatto una scienza applicata, destinata a servire alla corretta gestione di uno stato molto esteso sotto i due aspetti della misura del tempo e dell’organizzazione del territorio; a Roma la scienza acquisisce una connotazione tecnico-pratica e di pubblica utilità. Di conseguenza, l’astronomia si trasforma da raffinata scienza matematica in scienza applicata, adibita a risolvere questioni di due ambiti funzionali alla conduzione dell’impero: la regolazione del tempo e l’organizzazione dello spazio. L’astronomia torna di fatto a interessarsi al modo di definire un calendario, indispensabile per regolare la vita agricola, economica e militare dello stato, e al modo di orientare città ed edifici, utile per garantire la sicurezza e il benessere dei cittadini.

Dai siti archeologici delle città di Ercolano e Pompei, entrambe sepolte dall’eruzione del Vesuvio del 79, sono affiorati una grande quantità di solaria, vale a dire orologi solari (o impropriamente “meridiane”) di varia forma e dimensione. Più frequenti sono gli orologi solari del tipo “a scafea”, dove il tracciato orario è inciso all’interno di una cavità sferica. Compaiono tuttavia anche orologi solari piani, dove il tracciato orario è inciso su una lastra di pietra o di altro materiale da collocare verticalmente su una parete o orizzontalmente su un qualche supporto i resti archeologici romani evidenziano una spiccata presenza di temi astronomici. Per esempio, molte abitazioni di Pompei rivelano decorazioni ispirate agli astri, così come essi sono percepiti attraverso la religione politeista classica o attraverso i testi poetici che parlano di pianeti e costellazioni. Affreschi, mosaici e statue mostrano divinità celesti, costellazioni e anche alcuni strumenti astronomici. Fra questi ultimi sono più frequenti le sfere armillari – modelli della sfera celeste realizzati unendo fra loro anelli (armille) di bronzo – e i globi celesti – modelli della sfera delle fisse che riportano dipinte o incise le principali circonferenze celesti, le costellazioni e le stelle. Questi oggetti sono mostrati in scene di contesto in relazione con la musa dell’astronomia, Urania, o come puri elementi decorativi. Talora, come nel cosiddetto Atlante Farnese, una scultura realizzata nel II secolo su un originale ellenistico più antico, la raffigurazione del globo celeste, con le varie circonferenze e costellazioni, fonde alla perfezione elementi scientifici e artistici.

La propensione per una astronomia di tipo pratico si traduce anche nella ricerca di una corrispondenza sistematica fra lo spazio celeste, lo spazio terreno e l’organizzazione degli insediamenti umani. Le prime indicazioni in proposito derivano dai frammenti di testi riuniti nel cosiddetto Corpus agrimensorum. Gli agrimensori sono sguinzagliati nelle regioni più estreme dell’impero romano per eseguire misure e tracciare confini. Nelle loro operazioni essi si servono di alcuni strumenti astronomici e di rilevamento: lo gnomone, l’orologio solare, la “groma” e vari dispositivi di livellamento e misura. Alcuni di questi strumenti compaiono fra i reperti di Pompei e, più in particolare, fra gli arredi della casa di un agrimensore di nome Vero. Tornando a Pozzuoli o meglio Puteoli sappiamo che gli studi degli agrimensori comprendevano anche l’astrologia oltre alla matematica utili per poter svolgere praticamente il loro lavoro; Puteoli è ancora tutta da scoprire, domande a cui dare risposte e dare luce ad una città che ancora dorme sotto alla coperta della Storia; facendo mia una citazione mi vien da pensare “riposa sotto cieli stellati” immagine molto suggestiva».

Antonio Cangiano