Fake news, l’incubo della informazione. Il presidente dei giornalisti campani analizza un fenomeno in crescente espansione

Articoli redatti con informazioni inventate. Questa la traduzione corretta di fake news, ciò che è diventato un incubo non solo per il mondo dell’informazione, ma per l’opinione pubblica mondiale e per alcune democrazie. Chi sostiene che siano sempre esistite non ha tutti i torti, ma il punto è che, trasportate dalla carta stampata al web, hanno un effetto moltiplicatore devastante. La novità, ciò che rende pericolosissima l’attuale evoluzione, è proprio l’ampio fenomeno di ciò che si definisce la fabbrica delle fake news.

Per comprendere l’ampiezza e la gravità del problema, che ha scosso paesi e democrazie consolidate come Stati Uniti e Gran Bretagna negli ultimi appuntamenti elettorali, è sufficiente fare una ricerca su Google trends dove, esaminando gli ultimi anni, emerge che le interrogazioni al motore di ricerca con le parole chiave fake news cominciano a ricorrere dall’ottobre del 2016 per esplodere nel mese successivo. Addirittura nel 2017 fake news è stato coniato “termine dell’anno” dal dizionario Collins. Un fenomeno che è esploso durante le ultime elezioni presidenziali americane e in occasione del referendum per la Brexit. Fenomeno che adesso, però, inquina trasversalmente ogni campo dell’informazione.

Non c’è un terreno giornalistico, dalla medicina all’ambiente, dalla politica alla cronaca, che non sia infestato da notizie più o meno palesemente false che finiscono per condizionare una parte dell’opinione pubblica. Un problema che deve far riflettere sul ruolo del giornalista. Su un ruolo innovativo che comprenda apertamente e con decisione il contrasto alle fake news in ogni settore della nostra professione.

Come, dunque, contrastarle e combatterle? Innanzitutto applicando sistematicamente le nostre regole. La verifica delle notizie. Di tutte le notizie. Comprese le fotografie, compresi i video. Verifica delle notizie e lotta spietata al copia-incolla, altra piaga che finisce per amplificare i danni alla corretta informazione e all’opinione pubblica.

Il Washington Post ha redatto recentemente un manuale per contrastare le fake news: consulta e confronta più fonti di informazione; non condividere senza verificare; se diffondi un contenuto falso, correggi velocemente; cerca di avere un atteggiamento scettico verso l’informazione; usa il pensiero critico.

E sempre dagli Stati Uniti arriva un manuale per scovare le fake news dove, tra l’altro, si sottolinea che spesso c’è un inganno quando titoli, immagini o didascalie differiscono dal contenuto del testo.

La verifica delle fonti, da sempre una delle attività fondamentali del nostro lavoro giornalistico, oggi diventa l’attività prevalente. Sempre più la notizia va verificata. In un mondo in cui ognuno sui social può pubblicare fatti, storie, contenuti senza avere l’obbligo professionale di verificarne prima la veridicità o, ancor peggio, con la diretta intenzione di far circolare una bufala, la nostra responsabilità verso l’opinione pubblica si moltiplica.

Un allarme che, scattato negli Stati Uniti, si è rapidamente amplificato. Secondo i più recenti rapporti, infatti, in Italia l’espressione fake news è ripetuta ventimila volte l’anno sulle principali testate giornalistiche e circa duecentomila volte se si guarda alle principali pubblicazioni on line.

Recentemente ad Austin, in Texas, agli Stati generali dell’informazione, è stata lanciata la controffensiva per “Non fare il loro gioco”. In che consiste? Migliaia di operatori dell’informazione digitale all’annuale Conferenza dell’Online news association hanno discusso di emergenza ma anche di rimedi. L’industria del giornalismo si trova infatti in prima linea e investita di una rinnovata missione per la ricerca della verità Il punto è superare il muro di diffidenza tra informazione e opinione pubblica per difendere il giornalismo dagli attacchi organizzati da parte della cosiddetta macchina della disinformazione. Le motivazioni dell’attacco sono in parte politiche e in parte di profitto. E quando un sito di informazione serio cade nella trappola quel diventa un trofeo ed è diffuso a tappeto.

Quella che l’America da tempo ha definito la “fabbrica delle fake news” ha invaso ormai anche l’Italia dove le bufale create ad hoc sono spesso storie ben costruite per ottenere un effetto virale. E non capita di rado che anche i media tradizionali più strutturati, con staff dedicati al fact-checking, ci possano cascare. Un web invaso da notizie o storie palesemente false, ma anche notizie e storie ben costruite, pericolosamente verosimili, trovano il modo di circolare a grandissima velocità, diventando virali e aumentando il grado di confusione nella società.

Cosa fare, dunque? Il mantra è il ritorno al giornalismo come servizio pubblico. Al servizio dell’opinione pubblica tornando a privilegiare la notizia, le inchieste, i reportage. Tornando a privilegiare la scrittura e la corretta titolazione, fino alle didascalie.

In questo contesto l’informazione può vincere la battaglia contro le bufale applicando le nostre regole e denunciando apertamente le fake news sensibilizzando lettori e follower al problema, aiutando anche le istituzioni, a partire dalla scuola, ad educare i giovani, i maggiori fruitori del web, a un approccio critico alle notizie.

Anche gli Ordini professionali possono dare un contributo. In che modo? Come Ordine dei giornalisti della Campania stiamo organizzando numerosi corsi di formazione e aggiornamento professionale proprio su questo tema. E poiché le fake news attraversano purtroppo ogni settore dell’informazione, agli incontri sul tema in generale stiamo affiancando corsi specifici per i vari settori.

E non solo. In un progetto che curiamo da anni assieme alla Prefettura di Napoli, definito “Istituzioni e media”, incontriamo come Ordine della Campania ogni anno numerosi studenti di scuole di Napoli e provincia dove uno dei temi più caldi riguarda le fake news. Affrontate sotto vari aspetti. Agli incontri, infatti, partecipano giornalisti ed esponenti delle forze dell’ordine, compresi gli esperti della Polizia postale che mettono in guardia i minorenni da tutti i rischi a cui sono esposti sulla rete e sui social, comprese appunto le bufale.

Ottavio Lucarelli