Papa Francesco nella lettera apostolica “Desiderio desideravi” ha posto l’attenzione sul tema urgente della formazione liturgica. Senza formazione liturgica, le riforme del rito e del testo non rappresentano un efficace aiuto. Infatti, è la liturgia che imprime la forma “cristiana” perché consente di incontrare Cristo che comunica a noi le sue relazioni personali: filiale con il Padre, fraterna con ogni uomo e donna, sacerdotale con il cosmo. La liturgia cristiana non è come un culto esteriore programmato secondo le regole di un cerimoniale, ma è l’incontro con il mistero di Cristo, che si manifesta nel suo corpo ecclesiale mediante un agire rituale coerente con la nostra costituzione corporea (corpo fisico, cosmico, sociale) nella logica del mistero dell’incarnazione perché Dio ha assunto per incontrarci e rendere accessibile all’uomo la sua vita divina (cfr. DD 19).
Se la liturgia, e specialmente la celebrazione dei sacramenti, è la porta di accesso al mondo di Dio, occorre all’uomo fare i passi per avvicinarsi con consapevolezza e libertà al dono divino che gli è offerto. Dunque, essere iniziati alla liturgia è l’azione formativa che attiva nei celebranti il desiderio relazionale, la conoscenza dei significati, la competenza dei linguaggi per entrare in comunione con Dio (cfr. DD n. 31.40.47).
Non è un caso se all’interno del cammino sinodale della Chiesa italiana, la Sintesi nazionale della fase diocesana abbia una consegna di questo tipo: «Di fronte a “liturgie smorte” o ridotte a spettacolo, si avverte l’esigenza di ridare alla liturgia sobrietà e decoro per riscoprirne tutta la bellezza e viverla come mistagogia, educazione all’incontro con il mistero della salvezza che tocca in profondità le nostre vite, e come azione di tutto il Popolo di Dio. In tal senso risulta urgente un aggiornamento del registro linguistico e gestuale».
La forma della liturgia dipende ancora troppo dai ministri? Gli “attori” della liturgia (chi la presiede, chi interviene per il canto, la proclamazione, il servizio liturgico) incidono certamente sulla forma delle nostre liturgie e vanno formati in modo da assumere nel rito “forme” consone alla “sacramentalità” ovvero funzionali all’apparire del Signore di cui sono segno e strumento ciascuno secondo l’indole del ministero ricevuto. Liturgie mute e sciatte e altre che sembrano spettacoli televisivi ci interrogano riguardo a un celebrare “a regola d’arte” che sia epifania della Chiesa, corpo di Cristo. Anche a causa del clima culturale, negli ultimi decenni, la liturgia si è sovraccaricata di “espressionismo” più che di espressione, più di pressione a partecipare che di partecipazione collaborativa per condurre al cuore del mistero che si celebra. La liturgia può trasformarsi in un luogo di espressione “senza limiti” delle nostre emozioni, sentimenti, gusti personali, inserendo artificiosamente aggiunte inopportune: interventi, segni, canti che possono opacizzare piuttosto che rivelare il mistero di Dio che vuole farsi vicino.
Lo scopo della formazione alla liturgia è quello di ricordare che la liturgia è un’azione simbolico-rituale, formata di una molteplicità di linguaggi verbali e non verbali (prossemico, temporale, personale e sociale, musicale, tattile, ottico, iconico, olfattivo, gustativo, cinetico…). La liturgia non è in primis una spiegazione, ma un’azione: corporea, sensoriale, integrale, comunitaria, simbolica. Lo scopo non è portarci davanti a un concetto su Dio, ma portarci alla sua presenza e metterci in comunione. La formazione alla liturgia si propone di educare ai diversi linguaggi del rito. Dice in proposito “Sacrosanctum Concilium” al n. 34: «I riti splendano per nobile semplicità; siano trasparenti per il fatto della loro brevità e senza inutili ripetizioni; siano adattati alla capacità di comprensione dei fedeli, né abbiano bisogno, generalmente, di molte spiegazioni. La liturgia, infatti, anche se in una chiesa modesta, con patena, calice e vesti semplici, con i canti ordinari, può essere ben celebrata, se ogni elemento è ordinato in modo dignitoso e armonico».
Oreste Rinaldi












