Giornata Mondiale dei poveri, domenica 19 novembre. Le riflessioni della Delegazione Caritas Campania

Nel mese di novembre 2016, l’associazione francese “Lazare” ha organizzato a Roma il Giubileo dei poveri (con 6000 partecipanti provenienti da 22 Paesi del mondo). Durante l’incontro con questa associazione – i cui appartenenti, da anni, condividono le proprie abitazioni con i clochard -, Papa Francesco ha avuto l’idea di istituire la “Giornata Mondiale dei Poveri”, quale segno concreto di eredità dell’Anno Giubilare della Misericordia. Così, a giugno del 2017, il Pontefice ha scritto un messaggio (alla fine dell’articolo il link per scaricare il messaggio integrale) nel quale ha stabilito la celebrazione della Giornata in tutta la Chiesa nella XXXIII domenica del tempo ordinario (quest’anno capita il 19 novembre).

Lo scopo di questa nuova Giornata mondiale è quello di sottolineare che «i poveri non sono un problema, ma una risorsa a cui attingere per accogliere e vivere l’essenza del Vangelo». Papa Francesco ha sollecitato le comunità cristiane a realizzare, nella settimana precedente al 19 novembre, momenti d’incontro e di preghiera, con iniziative di aiuto concreto, per concludere con la celebrazione eucarestia domenicale insieme agli operatori della carità e ai poveri. L’invito per tutti, indipendentemente dall’appartenenza religiosa, è di aprirsi alla condivisione con i poveri in ogni forma di solidarietà e a fare della povertà uno stile di vita.

Come contributo, la Delegazione Regionale Caritas Campania ha elaborato un documento nel quale vengono offerti numerosi spunti di riflessione sul senso particolare di questa iniziativa (alla fine dell’articolo il link per scaricare il testo integrale del documento). È bene sottolineare, infatti, che il Papa vuole andare ben oltre l’istituzione di un semplice nuovo appuntamento, in aggiunta a tante altre Giornate mondiali. Viene lanciato l’appello a considerare la povertà come una ricchezza, per testimoniarla concretamente e incarnarla nella propria vita, seguendo l’esempio di san Francesco.

La prima considerazione riguarda la ricchezza, che rappresenta una cosa buona, non va demonizzata, semmai si può discutere su come la si utilizza.  Nel documento si aggiunge che il Signore è la ricchezza suprema: «Se la ricchezza della terra è buona, però, c’è una cosa ancora più buona: la ricchezza del Regno, di cui la prima è solo un pallidissimo segno». La povertà, quindi, è un «annuncio del Regno che verrà», vuol dire rinuncia («rinunciare alla ricchezza ti rende più liberi») e rappresenta anche una forma di denuncia.

«Di fronte alle ingiustizie del mondo, alla iniqua distribuzione delle ricchezze, alla diabolica intronizzazione del profitto sul gradino più alto della scala dei valori – sottolinea la Caritas regionale – , il cristiano non può tacere. Come non può tacere dinanzi ai modelli dello spreco, del consumismo, dell’accaparramento ingordo, della dilapidazione delle risorse ambientali. Come non può tacere di fronte a certe egemonie economiche che schiavizzano i popoli, che riducono al lastrico intere nazioni, che provocano la morte per fame di cinquanta milioni di persone all’anno, mentre per la corsa alle armi, con incredibile oscenità, si impiegano capitali da capogiro».

Vivere in povertà – si evidenzia nel documento – costituisce la voce di protesta che il cristiano può levare per denunciare queste “piovre” che il Santo Papa Giovanni Paolo II, nella Sollicitudo rei socialis,  ha avuto il coraggio di chiamare “strutture di peccato”. Viene rivolto un invito a riscoprire il valore dell’essenzialità, da testimoniare con la propria vita. «La povertà è intesa come condivisione della sofferenza altrui. È la vera profezia, che si fa protesta, stimolo, proposta, progetto. Mai strumento per la crescita del proprio prestigio, o turpe occasione per scalate rampanti. Povertà che si fa martirio: tanto più credibile, quanto più si è disposti a pagare di persona. Come ha fatto Gesù Cristo, che, per farci ricchi, sì è fatto povero fino al lastrico dell’annientamento».

«Non possiamo più essere cristiani soltanto per tradizione: dobbiamo far entrare i poveri nelle nostre esistenze. La Chiesa di oggi deve lasciarsi toccare dai poveri: la gente che vive per strada interpella ciascun credente, e solo lasciandosi toccare da loro l’Europa potrà ritrovare le proprie radici cristiane, quelle stesse radici che, oggi, sembra avere smarrite. Incontrare i poveri vuol dire incontrare Cristo. Aprendo la porta a loro – si conclude nel documento – scopriamo quanto anche noi stessi siamo poveri, mettendoci così nelle condizioni per incontrare davvero Gesù».

 

Messaggio del Papa per la I Giornata Mondiale dei Poveri

Documento Caritas Campania per la Giornata mondiale dei poveri