I vescovi della Campania con forza si oppongono alla decisione di realizzare un Centro di Permanenza per i Rimpatri (CPR) a Castel Volturno e difendono il “rispetto della dignità di ogni essere umano”. «Né quella terra né l’intera regione possono essere continuamente mortificati per trovare soluzione ai problemi. Si tratta infatti di una decisione che rischia di aggravare la situazione di territori già fragili dal punto di vista economico e sociale, minando la stessa dignità dei migranti, che invece dovrebbe diventare criterio, nelle scelte politiche, per ogni comunità». Il rifiuto netto verso questa decisione nasce dalla piena consapevolezza, che dovrebbe essere facilmente inquadrata anche dalle forze di Governo, per cui “dentro la logica dello scarto crescono inevitabilmente la marginalità e il pericolo di nuovi luoghi di esclusione”.
«Un’offesa per il territorio», un «aberrante criterio ideologico», un’iniziativa che «ferisce la dignità di tutti noi e soprattutto di quanti sono posti in una condizione di particolare vulnerabilità e abbandono». Sono le durissime parole – riportate su Avvenire – con le quali monsignor Pietro Lagnese, arcivescovo di Capua e vescovo di Caserta, ha commentato la decisione del ministero dell’Interno di realizzare questa struttura per la quale è appena stato pubblicato il bando di Invitalia: ospiterà 120 persone, con un costo di più di 43 milioni di euro. L’area prescelta, ben 63 ettari – come sottolinea il giornale della Cei – è denominata “Parco umido La Piana” ed è una zona di alto valore naturalistico, attualmente gestita dal reparto Carabinieri Biodiversità di Caserta, in collaborazione con associazioni naturaliste per attività di studio sulla fauna delle zone umide. Vi sono due laghetti, sentieri e capanni di osservazione degli uccelli. Tutto questo, si evidenzia, dovrebbe lasciare il posto alla struttura di “detenzione” per migranti.
Anche il cardinale di Napoli, Mimmo Battaglia, ha dichiarato con fermezza la sua opposizione alla decisione: «La nostra Costituzione è chiara: la persona viene prima di ogni altra considerazione, e la Repubblica è chiamata a rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza. Ogni misura che rischia di comprimere diritti fondamentali o di trattare le persone come un problema da isolare contraddice questo orizzonte… Castel Volturno e l’intera Campania non possono diventare il luogo dove si spostano i problemi. Possono e devono invece diventare il luogo da cui ripartire per costruire risposte. Oggi a tutti è data un’opportunità: ripensare le politiche migratorie perché Castel Volturno, Napoli e la nostra Regione diventino luoghi in cui si costruisce futuro, dove si ampliano possibilità e diritti, dove la giustizia e la pace si incontrano, dove le differenze diventano occasioni di incontro, di crescita, per una società più solidale e più fraterna».












