Il carcere di San Gennaro nell’Anfiteatro Flavio. Iniziativa per ristrutturare e riaprire la Cappella

La zona flegrea ha molte risorse naturali ed un inestimabile patrimonio storico-artistico-culturale che potrebbero determinare condizioni di sviluppo e di occupazione. Lo stesso fenomeno del bradisismo potrebbe essere utilizzato diversamente se fosse stato realizzato quanto previsto dal piano volumetrico di Monterusciello, con l’insediamento di una sezione staccata della facoltà di Geologia dell’Università Federico II e l’organizzazione di convegni scientifici internazionali.

Un interesse particolare sta suscitando l’Anfiteatro Flavio perché anche molti puteolani non sanno che in quel sito archeologico furono incarcerati i santi Gennaro e Procolo e che fino all’inizio del secolo scorso era meglio conosciuto come “carcere di San Gennaro”. Da preziosi articoli, documenti e foto di don Angelo D’Ambrosio e del professor Raffaele Giamminelli possiamo attingere informazioni che rendono ancora più urgente la valorizzazione del monumento.

Don Angelo D’Ambrosio in un articolo pubblicato dal bollettino “La Voce della Verità” sottolineò che in occasione del primo Congresso Eucaristico Diocesano (30 settembre – 4 ottobre 1931) a seguito di restauro, i due ambienti del carcere che ospitarono i due patroni di Napoli e Pozzuoli, chiusi nel 1816, con una cerimonia suggestiva furono riaperti al culto dell’Oratorio di San Gennaro: fino al dopoguerra i fedeli, tutte le domeniche, hanno potuto assistere alla celebrazione della Santa Messa.

Altre notizie della Cappella (ex carcere) sono in uno scritto di D’Ambrosio del 1976, con piantine e foto di Giamminelli. Nel 1604 – ricordava il compianto sacerdote e studioso – Giulio Cesare Capaccio pubblicò la “Puteolana Historia”. In essa, al capitolo IX, dopo aver trattato dell’Anfiteatro e degli spettacoli che ivi si tenevano, ricorda i prodigi operati dal vescovo nell’arena, come risulta dalle lettere dell’Ufficio in suo onore, ed esorta i napoletani a liberare l’Anfiteatro dai rovi e dalla terra che lo ricoprono, in omaggio alla «presenza del loro santo patrono in detto luogo». L’appello non fu ascoltato. Intanto il martirio di San Gennaro nell’Anfiteatro veniva raffigurato da Artemisia Gentileschi in una tela (1636-37) che il vescovo Martino de Leon y Càrdenas collocò alla cattedrale di Pozzuoli dove è tuttora presente.

In un’altra pubblicazione dello stesso anno, sempre con foto di Raffaele Giamminelli, Angelo D’Ambrosio riferisce che «la Cappella è larga metri 3,20 e lunga metri 10,80, aveva un solo altare rivestito di formelle maiolicate, sormontato da un gruppo di terracotta a colori raffigurante in atto di abbracciare il diacono della chiesa puteolana e suo commartire San Procolo».

«Nel 1715 –continua D’Ambrosio- con gli oboli dei fedeli di Napoli e di Pozzuoli, alla Cappella preesistente, diventata ormai insufficiente a contenere il numero sempre crescente dei devoti, specialmente durante le novene in preparazione delle feste liturgiche del primo sabato di maggio e del 19 settembre, fu aggiunta un’altra utilizzando un ambiente contiguo, di metri 3,20 per metri 8,10, messo in comunicazione con essa mediante l’abbattimento di una parte del muro divisorio e la costruzione di un arco, in modo da farla sembrare una cappella laterale minore. In questo fu eretto un altare di pietra e, sopra un piedistallo retrostante, fu collocato il gruppo in terracotta che si trovava sull’altare della cappella maggiore. Su questa fu posta una tela raffigurante la decapitazione di San Gennaro e dei suoi compagni».

Nonostante la mancata costruzione della chiesa nell’Anfiteatro per le proteste dei frati Cappuccini, il culto della Cappella di San Gennaro non si affievolì e proseguì con tanto fervore fino a quando Ferdinando II, con regio decreto dell’8 marzo 1837, ordinò lo scavo dell’Anfiteatro e la Cappella fu chiusa, mentre la statua di San Gennaro fu portata nel duomo.

Don Angelo D’Ambrosio, tra l’altro, mette in evidenza che «l’Anfiteatro puteolano è, forse, l’unico al mondo che incorpori nelle sue strutture architettoniche un monumento cristiano».

Scendendo nell’arena, l’ex carcere di San Gennaro si trova sotto gli spalti a sinistra, ma i visitatori non possono accedervi. Per la valorizzazione del sito, le associazioni del territorio, su suggerimento del maestro Antonio Isabettini durante una fiaccolata organizzata da Acli Dicearchia, hanno proposto al direttore del Parco Archeologico dei Campi Flegrei e al vescovo di Pozzuoli di lanciare una sottoscrizione tra i cittadini per la ristrutturazione della Cappella di San Gennaro nell’Anfiteatro per poi restituirla al culto dei fedeli. Si è in attesa della definizione del progetto e delle diverse procedure burocratiche.

Giovanna Di Francia