Il cardinale di Napoli sulle baby gang: bisogna essere comunità sempre e cercare di coinvolgere tutti

In questi giorni si sono ripetute le vili e assurde aggressioni da parte di baby gang, di “ragazzi quasi sempre minorenni e incensurati che si attengono unicamente alla legge del branco, senza un perché, per cui mettono in atto aggressioni in danno di coetanei indifesi”.

Lo si legge in una intervista di Avvenire al Cardinale Sepe, il quale sottolinea che è “la legge della strada, in mancanza della legge della famiglia. E’ crisi economica? No! E’ crisi di valori. Di chi la responsabilità? Di tutti. Su tutta la società grava  il peccato di omissione”.

E a tale riguardo l’Arcivescovo riconosce che “anche la Chiesa, forse, in certi momenti si distrae e non dimostra tutta l’attenzione che dovrebbe rivolgere a coloro che sono lontani. Bisogna essere comunità sempre e cercare di coinvolgere tutti”.

Il Cardinale prosegue facendo riferimento alle “aree più precarie dove è maggiore il disagio, dove anche le condizioni ambientali stravolgono i sentimenti, il modo di pensare e di rapportarsi all’altro, il senso civico, il rispetto delle regole. Così, vivere sopra le righe o avere in dispregio la legge e sentirsi diversi dagli altri componenti della comunità per alcuni diventa una conseguenza quasi naturale, se non motivo di orgoglio”.

Ma, “non possiamo piangerci addosso e forse non ne abbiamo neppure il diritto – sottolinea l’Arcivescovo – per questo ho detto che non serve recriminare o delegare altri, perché da soli non si va da nessuna parte. C’è bisogno di lavorare insieme e costruire una rete facendo ciascuno la propria parte”.

Da qui la proposta: “Ho proposto di costituire un Comitato permanente, come quello per l’ordine e la sicurezza pubblica, con la partecipazione delle istituzioni pubbliche, della chiesa, della scuola, del mondo accademico, dei soggetti rappresentativi dei genitori, delle famiglie, dei giovani. Una proposta accolta con positività da tutti. Vogliamo dimostrare ai giovani attenzione e vicinanza per difendere chi vive di valori e per recuperare coloro che si sono messi sulla strada sbagliata. Individuiamo i percorsi di una possibile prevenzione, che deve significare incontro, ascolto, accompagnamento, formazione”.

Intanto che il tavolo venga attivato, l’Arcivescovo si rivolge ai sacerdoti dell’Arcidiocesi: “Alzate il capo per vedere quello che succede sul territorio parrocchiale;  guardate oltre il quotidiano; cercate quei tantissimi altri giovani che si muovono in lontananza e andate loro incontro senza aspettare nelle sacrestie e negli oratori. La nostra deve essere una Chiesa autenticamente missionaria, che sappia educare e interessare, prima di catechizzare”.

 

foto da www.quotidiano.net