La comunità puteolana ricorda padre Nunzio a dieci anni dalla morte

A dieci anni dalla morte (avvenuta il 13 marzo 2007) la comunità di Pozzuoli ricorda padre Nunzio, francescano, che è stato parroco di San Gennaro alla solfatara.

Riportiamo l’omelia di don Mario Russo.

Eccomi timidamente, a cimentarmi a scrivere qualcosa che fissasse nella mia mente e nel mio cuore, cosa è significato per me e per voi che lo avete conosciuto, il mio e vostro Padre Nunzio. Impresa non facile… un macigno che ancora oggi graffia e come, la mia anima… avvertendone umanamente il vuoto dei suoi abbracci forti, della sua voce inconfondibile… dei momenti belli di vita familiare vissuti con lui. Era per noi… e oggi ancor più continua ad essere: un sacerdote perfetto, un fratello maggiore capace di ascoltarci… un uomo di carità vera e spontanea! Padre Nunzio era la vera sintesi dell’Uomo di Dio, poiché riassumeva in un perfetto unicum, le due dimensioni fondamentali per essere tale: Era un uomo vero, che lo rendeva perfettamente ricettivo a intuire misteriosamente e “al batter di ciglia” , le nostre istanze puramente umane. Aveva l’anima, pulita, sgusciata, scarnificata da tutte le impurità e le impudicizie umane, dalla falsità e dal “ doppio saio”: uno per gli amici e per tutti gli altri… era sempre lo stesso… nessuna maschera o abito di circostanza! Ho la certezza, forse perché vissuto anche sulla mia pelle, che è proprio per queste peculiarità della sua, non ambigua personalità, che non ha mai fatto compromessi morali e umani, così diffusi anche nel suo stesso ambiente (che è anche il mio!). Una Roccia Morale e, insieme, una goccia d’acqua fresca di sorgente. E poi… la sua tiratura Spirituale, che lo trasformava in disponibilità, in oblazione di se stesso all’altro, un discreto, umile ma tenace “profanatore” dell’intimo altrui, capace d’incidere a volte anche definitivamente nel comportamento e nella vita di fede, di coloro che avevano contatto con lui. Troppi sarebbero gli episodi della mia indimenticabile esperienza personale, umana e cristiana durata circa vent’anni al suo fianco. E penso che questi ricordi siano comuni a tanti di voi. Come non ricordare le nostre novene di Natale… di buon mattino, tutti a “san Gennaro”… a piedi… cammino in salita! Lodi, messa… canti e poi la colazione! Rigorosamente preparata da lui per tutti… come un buon padre di famiglia! Quell’odore di caffè che inebriava i corridoi del convento che era casa sua e nostra! Come non ricordare i campi estivi… quello stare con noi tanti giorni… e giù ad ascoltarlo, a divertirci… a vivere bene insieme come fratelli (e non per modo di dire). È stato per noi qualcosa di importante… anzi di più! Un padre, un fratello, una amico… un confidente. A lui abbiamo consegnato le cose più intime e personali del nostro vissuto. Da lui ci siamo lasciati guidare. Ci ha insegnato con la sua vita ad essere innanzitutto uomini e donne veri! Ad essere con e per gli altri… aperti al dono e dono per ciascuno! Ci ha insegnato l’attenzione agli ultimi, dando carattere e solidità alla mensa dei poveri che era preesistente al suo arrivo, ma che con lui ha ritrovato vigore e propulsione grandi. Ricordo con infinita tenerezza la scena, quasi quotidiana della doccia a Gennaro Cardone, al quale P. Nunzio volle dedicare la nuova mensa all’interno dei locali sottostanti al convento. Gennaro era un Fratello Povero, che dormiva nelle adiacenze del convento, ed aveva una infermità mentale, probabilmente dovuta all’alcool che gli impediva di parlare. Il suo stato poi, degenerava spesso in incontinenza totale e in perdita abbondante di saliva. Si muoveva con molta difficoltà. Gennaro mangiava alla Mensa della carità e si sedeva tra i poveri, malgrado la poca disponibilità ad accettarlo per via della sua difficoltà evidente a mangiare come gli altri. P. Nunzio, periodicamente, lo conduceva nell’ampio cortile sottostante la Parrocchia, dove, munito di una bacinella, di guanti e di Carità Francescana, lo spogliava completamente e lo ripuliva di tutto il materiale che nel frattempo gli si era appiccicato addosso. Ciò produceva in me una sensazione d’infinita dolcezza umana e spirituale e non v’è alcun dubbio, che il suo gesto fosse un vero atto d’amore e non di protagonismo. Alla sua scomparsa, Padre Nunzio pensò bene di intitolare alla sua memoria, di Gennaro Cardone, la nuova mensa della Carità, ristrutturata e inaugurata nell’anno 1993! Oggi ringrazio il Signore…lo ringrazio perché nelle pagine di uno scritto del cardinale Balestrero, che lessi proprio nei primi giorni del mio ministero sacerdotale, mi fermai su un capoverso che mi fece rabbrividire: “Il Signore a un prete non nega un prete, purché questo prete lo chieda, purché si stringa al Signore con quella logica dell’amicizia che rende potente la preghiera e feconda la grazia. E che ci sia dato di non chiudere gli occhi prima di vedere qualcuno che al nostro posto sale l’altare e rende perenne quel sacerdozio che ci è stato dato non perché muoia con noi, ma perché attraverso di noi diventi mistero di vita eterna”. 11 vocazioni alla vita consacrata nei suoi 18 anni fra noi… e tante famiglie belle… da quella Gi.Fra di san Gennaro! Concludo sentendo forte in me il desiderio di abbracciati ancora. Tu che per me sei stato padre e maestro… modello e fascino della vita consacrata… esempio e guida… supporto sicuro nei momenti della mia formazione al sacerdozio! Padre Nunzio carissimo… tu che ora sei alla presenza di colui che mi ha chiamato! Stammi sempre vicino come hai fatto fino ad ora. Prega per me il Signore e son certo che in questo momento… per queste mie povere parole… Lui stesso è lì a sorriderti mentre questo figlio che hai generato nel sacerdozio, sta qui a pensarti… e con lui tutti i tuoi giovani di allora e di sempre.