La forza di Maria Rosaria: «Io, malata di cancro, vi racconto come sono tornata a vivere»

La speranza è essenziale per vivere. Lo ricordava significativamente il più famoso oncologo italiano, Umberto Veronesi. Ma assieme alla speranza – che, più o meno spesso, accompagna i malati gravi – c’è un altro fattore da non sottovalutare: la voglia di vivere.

Maria Rosaria è una bella signora bionda di Fuorigrotta. Nessuno direbbe che quei meravigliosi capelli lunghi un tempo siano caduti lasciandola inerme e sola davanti alla paura. E invece proprio quei capelli, oggi, sono il simbolo della sua rinascita: lunghi e folti, esempio di forza per tutti coloro che si trovano ad affrontare una diagnosi di cancro.

«Un giorno mi accorsi, dopo una doccia, della presenza di due masse al seno: fu uno shock. L’agobiopsia confermò il pessimismo. E piansi a dirotto: a leggere quelle parole spaventose pensai a una condanna a morte. Fortunatamente il medico mi spiegò che la situazione era sì grave ma presa in tempo: avrei affrontato una prima operazione e poi, dopo un anno, avrei affrontato una ricostruzione. Sono stata operata ad aprile 2015 al Vecchio Pellegrini dal professor Fedele e dal suo staff meraviglioso, tra cui anche un chirurgo plastico. Al risveglio ero felice: il male non c’era più. Ho iniziato subito le chemio al Cardarelli e tutti mi rassicuravano sulla caduta dei capelli. Ho dovuto prendere una parrucca. Però ne ho sempre avuti tanti, e rieccoli qui».  C’è stato un momento in cui ha visto tutto nero, temendo di non farcela: «I brutti pensieri ti vengono sempre. Ma mi basta ascoltare una canzone, indossare un vestito nuovo, farmi tirare su anche dai miei amici virtuali su Facebook…e mi ritorna la voglia di vivere. Oggi mi sento appagata, anzi, mi distraggo anche grazie ai social».

Il messaggio di speranza che Maria Rosaria lancia con la sua storia è un inno alla vita: «Il giorno della diagnosi mi chiesi: ora che faccio? Semplice, mi rimbocco le maniche perché finché c’è vita c’è speranza: ho la forza e l’amore di mia mamma, di mio figlio e mio marito. Ho il mio angelo custode – papà – e la mia fede. Le risorse per reagire le troverò dentro di me, anzi…». Conclude: «Bisogna avere tanta fiducia, nella scienza e nella medicina. Il percorso successivo al dramma della diagnosi è invece ricchezza (come asserito, con non poche polemiche, anche dalla giornalista delle Iene Nadia Toffa, ndr) perché esce fuori la vera essenza di te, quella che fino ad allora non sapevi di essere: ora io sono una donna diversa, guerriera e combattiva».

Simona D’Orso