La tragedia della Solfatara, firmata la determina per far tornare le vittime a Meolo

Pozzuoli e tutta la comunità flegrea restano profondamente annichiliti. Colpiti da una immane tragedia: una famiglia distrutta ed unico sopravvissuto, un bambino che ha visto sparire, in pochi istanti, il fratellino undicenne, la madre e il padre,  inghiottiti da una voragine nella “fangaia”, un’ampia zona all’interno dell’area vulcanica della Solfatara.  Un incidente con una dinamica ancora poco chiara: di certo si sa che il primogenito della coppia è stato inghiottito dal buco e con lui – nel tentativo vano di salvarlo – i suoi genitori, tutti probabilmente uccisi dalle esalazioni velenose, una concentrazione di anidride carbonica e idrogeno.

La visita alla Solfatara viene svolta, di solito, seguendo il perimetro del cratere, luogo dove sono concentrate la maggior parte delle attività vulcaniche. Dopo un bosco di querce ed una zona ricca di macchia mediterranea, si giunge ad un belvedere da dove è possibile osservare l’intera area del cratere. Si prosegue, poi,  incrociando il pozzo d’acqua minerale, la fangaia, le cave di pietra trachite, la grande fumarola e le stufe antiche. La tragedia, si diceva, è avvenuta nella zona della fangaia, l’area formata da acqua piovana e da condensazione del vapore acqueo che, mescolandosi con materiale argilloso, forma del fango che a contatto con le alte temperature del suolo ribolle.

L’attenzione degli inquirenti, nelle ultime ore, si starebbe concentrando sulle piogge incessanti dei giorni scorsi e su alcuni video girati prima dell’incidente mortale, che mostrerebbero deformazioni del terreno nella zona immediatamente a ridosso della protezione stessa. Le aree a rischio, delimitate da recinzioni, potrebbero non essere state adeguatamente controllate rispetto ai mutamenti avvenuti per le avverse condizioni meteo dei giorni precedenti. Non solo, l’accesso a quella specifica area era interdetto al pubblico e il divieto, oltre che da cartelli, era segnalato da una staccionata ma all’interno dell’area non sembra esistano sistemi di allarme in caso di violazione di divieti, non esistono squadre di emergenza in loco e neanche sistemi di videosorveglianza centralizzati. Saranno gli inquirenti, dunque, a stabilire come effettivamente siano andati i fatti, se il ragazzino abbia volontariamente scavalcato o se sia scivolato finendo nella voragine (comunque troppo vicina al limite).

La Solfatara – un sito che fa oltre 250 mila visitatori l’anno – è l’unico vulcano al mondo gestito da privati, una vasta area costantemente a rischio per i fenomeni vulcanici, dove,  probabilmente, sarebbe necessario imporre l’obbligo di specifici protocolli di sicurezza. L’area attualmente è ancora sotto sequestro. Restano una comunità incredula e sotto choc e – soprattutto – un bambino con un pesante fardello sul cuore, unico sopravvissuto ed unico testimone di un incidente letale che, forse, si poteva evitare.

Il Sindaco di Pozzuoli, Vincenzo Figliolia, a nome di tutta la città e del Consiglio comunale, ha subito espresso piena solidarietà alla comunità di Meolo (in provincia di Venezia) e totale vicinanza al sindaco Loretta Aliprandi, per quanto accaduto ai suoi concittadini. Il 13 settembre la città puteolana si è raccolta in una giornata di lutto cittadino in segno di cordoglio per le vittime e di vicinanza ai familiari.

E’ stato firmato l’atto con cui i corpi di Tiziana, Massimiliano e Lorenzo saranno riportati nella loro città per i funerali, a spese del Municipio di Pozzuoli.