Olivetti e l’amicizia tra Nord e Sud: nell’area flegrea la fabbrica dei sogni

 

L’esperienza di Adriano Olivetti a Pozzuoli resta ancora viva: l’imprenditore piemontese fu l’unico che nell’immediato dopoguerra ebbe la sensibilità  di credere che, per ridurre la forbice tra Nord e Sud, fosse necessario dare un contributo alla trasformazione industriale del Mezzogiorno, attraverso il coinvolgimento in un discorso di produzione che allora rappresentava l’eccellenza italiana nel mondo. Un idea, quella di Olivetti, che restò sempre molto lontana dalle posizioni dei vari governi e dalle politiche di sviluppo di matrice assistenzialista attuate per arginare la cosiddetta “questione meridionale”.

Nel frattempo, però, quel divario si è addirittura accentuato. Al contrario, se si fosse investito sulle potenzialità dei territori – lavorando sulla coesione sociale e sul senso di comunità ed investendo, con una visione meno distopica, sul capitale umano –  probabilmente si sarebbero raggiunti risultati diversi. D’altronde, non è un caso se a Pozzuoli una sottile linea collega ancora l’eccellenza della fabbrica Olivetti di ieri con l’eccellenza del Tigem di oggi, l’Istituto Telethon di Genetica e Medicina, centro di caratura internazionale, diretto dal professor Andrea Ballabio, all’avanguardia per la ricerca sulle malattie genetiche.

La figura dell’imprenditore piemontese è stata al centro del convegno “Adriano Olivetti, un’altra impresa”, che si è svolto l’8 settembre nella sede dell’Unione Industriali di Napoli (su sdt on line articolo completo sul convegno), organizzato in occasione del decennale della nascita della Fondazione con il Sud, che sta organizzando diversi incontri nazionali su figure importanti per lo sviluppo e la coesione sociale del paese, quali Franco Basaglia, Danilo Dolci, Renata Fonte, Don Lorenzo Milani e Adriano Olivetti.

Tra gli interventi, quelli del sociologo Roberto De Masi, di Beniamino de’ Liguori Carino, segretario generale della Fondazione Adriano Olivetti, nonché diretto discendente dell’imprenditore, di Ambrogio Prezioso, presidente dell’Unione Industriali di Napoli, di Daniele Marrama, presidente dell’Istituto Banco Napoli e, ancora, Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione con il Sud,  Angelo Punzi, imprenditore e presidente della GMA di Giugliano, Mimmo Sorrenti, presidente e rappresentante del Birrificio siciliano Messina. Interessante anche l’esposizione dell’installazione multimediale “Una nuova idea di Sud”, creata per l’occasione da Archistar, con documenti preziosi e rari, messi a disposizione dalla omonima Fondazione, relativi al rapporto tra Adriano Olivetti e il Sud Italia.

L’appuntamento napoletano è stato, dunque, completamente dedicato all’esperienza flegrea di Olivetti, che molto ha rappresentato per la storia di Pozzuoli, fin da quando – tra lo sgomento generale – decise di aprire una sede della fabbrica proprio nella cittadina flegrea. Mai attratto da incentivi pubblici, egli fu mosso prevalentemente dalla profonda convinzione che investire nel Mezzogiorno d’Italia potesse portare ad un più rapido sviluppo economico e sociale del Sud del Paese. Un’idea fortemente utopistica, che lo portò nel giro di pochi anni a decidere di investire in quel Sud meraviglioso, così come traspare dal suo discorso inaugurale a Pozzuoli, dove esplicitamente dichiarò  che: «Non può non essere giorno di festa per Ivrea e per Pozzuoli, come per Torino e per Massa, ove sorgono gli altri stabilimenti. E si potrà anche chiamare, questa festa, festa dell’amicizia tra Nord e Sud, festa di fraterna comprensione di lavoratori e di capi, perché nell’opera si sigilla un periodo nuovo nella restaurazione del Mezzogiorno, perché l’industria del Nord dimostra di avere preso coscienza di quel millenario problema e di averlo avviato, con impegno di dignità e di rispetto umano, verso la soluzione».

A Luigi Cosenza venne dato l’incarico per la costruzione di quella che successivamente venne definita “la fabbrica dei sogni”, una fabbrica a misura d’uomo dove si riuscì a trovare un perfetto equilibrio, una coesione quasi “poetica” tra le idee comuniste e gli interessi d’impresa, coniugando felicemente il profitto dell’imprenditore con il benessere degli operai, in un luogo quasi magico: uno stabilimento, quello di Olivetti, sorto in uno scenario meraviglioso, immerso nel verde e di fronte al panorama spettacolare del Golfo di Pozzuoli, ma anche ricco di servizi e comodità per i propri operai, perchè dal benessere dei lavoratori derivava, secondo Olivetti, anche il benessere dell’impresa stessa.

Ma la fabbrica dei sogni in realtà, non esiste più, sebbene in modo simbolico essa continui a vivere nelle attività poste in essere all’interno di quello che attualmente viene definito “comprensorio Olivetti”. Dalla fine degli anni 80, infatti, la struttura industriale ha subìto un interessante esempio di riconversione con l’insediamento di diverse realtà di successo del terziario avanzato, primo fra tutti il Tigem.

Simona D’Orso