Intervista al vocazionista padre Salvatore Musella

Padre Salvatore Musella è un sacerdote vocazionista originario di Quarto dove, nel 1995, è stato ordinato sacerdote. È uno dei sette sacerdoti quartesi della Società delle Divine Vocazioni, l’istituto religioso fondato dal beato Giustino Maria Russolillo (1891 – 1955), parroco di Pianura. Nell’intervista padre Salvatore racconta della sua esperienza missionaria in Galles dal 2008 e dal 2014. Il Regno Unito è il primo e unico paese europeo dove è presente una missione vocazionista. Alla Congregazione fondata a Pianura negli anni ’20 del secolo scorso, è affidato il più importante luogo di devozione del Regno Unito: il santuario di santa Winifred ad Holywell nella diocesi di Wrexham, in Galles. Uno dei più antichi luoghi di culto cattolici dell’isola britannica che, per la presenza di una sorgente presso cui avvengono numerose guarigioni, è definita la Lourdes del Galles. Padre Salvatore, 46 anni, attualmente è consigliere per la formazione delle vocazioni, eletto nel 14mo Capitolo Generale di Pianura nel 2012.

 

Che significa essere vocazionisti?

“Lavorare per le vocazioni e portare avanti il messaggio di don Giustino. Seguire i giovani per scoprire le loro inclinazioni ed indirizzarli verso le vocazioni per cui sono stati chiamati. Quindi seguire e aiutare particolarmente coloro che sono stati chiamati ad essere sacerdoti”.

Essere vocazionisti significa anche essere missionario…

“In questo momento i vocazionisti sono presenti in tredici paesi del mondo. Da missionario sono stato in India, nelle Filippine, nel Madagascar e in Brasile. E poi dal 2008 al 2014 nel Regno Unito nella prima missione vocazionista in Europa”.

Che differenza c’è tra il fare il missionario in paesi come quelli dell’Ameria Latina o dell’Africa e farlo in un paese europeo?

“Di solito anche nei paesi lontani c’è sempre una tradizione cattolica, anche se si tratta di una tradizione più recente rispetto a paesi come l’Italia. Nel Galles invece no, non c’è una tradizione cattolica ed è questa la sfida più bella. Il Galles è una nazione del Regno Unito che ha una identità ed una lingua propria. Holywell, dove si trova il santuario, è nel nord del Galles e qui noi vocazionisti abbiamo avuto in affidamento la prima parrocchia del Regno Unito. Ora siamo presenti con una seconda comunità a Birmingham in Inghilterra. In Galles come in Inghilterra i cattolici sono la minoranza, la religione più diffusa è l’anglicanesimo. Quindi noi ogni giorno ci confrontiamo con altre denominazioni religiose. Quello che sei lo devi dimostrare non perché rispetti la tradizione ma perché ne sei convinto; è tutto da conquistare e poiché sei minoranza sei sempre guardato con attenzione. Io dico sempre che la fede in Inghilterra è come la cenere sotto al fuoco: il missionario deve soffiare sulla cenere e accendere il fuoco”.

Cosa significa quindi essere missionario e vocazionista nel Regno Unito?

“Significa anche lì portare il messaggio di don Giustino. Significa aiutare la gente del posto a seguire la vocazione, sia essa laica che religiosa. E in entrambi i casi aiutare le persone ad essere santi. In questi posti c’è un’esigenza forte di portare avanti la vocazione perché si vive in una realtà protestante, secolarizzata”.

Ci parli del santuario…

“A noi è affidata una parrocchia e il santuario di santa Winifred. C’è una piscina che è considerata miracolosa. La tradizione vuole Winifred figlia di una persona facoltosa e, nel tentativo di sottrarsi alla violenza di un nobile, fu da questi decapitata. Nel luogo dove cadde la testa sorse la sorgente. A quel punto interviene lo zio della santa, san Beuno, che raccolse la testa e la ripose sul collo della nipote che ritornò in vita. Winifred si dedicò alla vita monastica. Siamo nel 600 e da allora c’è una grande devozione per questa santa. È l’unico posto non distrutto durante la persecuzione dei cattolici ad opera dei protestanti: Elisabetta I nel ‘500 decise di sterminare i cristiani ma quelli che stavano a corte le consigliarono di non toccarono Holywell. Per mostrare la santità del posto le fu portato un po’ di acqua della sorgente che la regina fece bere alla sua serva ammalata: la serva guarì”.

Holywell è la prima comunità. Poi ce ne sono altre…

“Siamo stati chiamati a Birmingham, in Inghilterra, con due comunità. Probabilmente ci affideranno anche un’altra parrocchia a Londra. Attualmente ci sono sette sacerdoti che collaborano nelle tre comunità. E sette sono i giovani che studiano per diventare sacerdoti”.

Chi frequenta le vostre comunità?

“Frequentano gallesi e inglesi. Pochi gli italiani che la frequentano”.

Possiamo individuare i frutti della missione?

“Ci stiamo adoperando per la “coscietizzazione” della fede e per l’evangelizzazione sul posto. Quindi aiutare i cristiani a non sentirsi soli e attraverso di loro raggiungere le famiglie in cui ci sono membri di diverse religioni. L’evangelizzazione sta proprio in questo: rispetto delle diversità mantenendo ferma la nostra identità”.

Questa impostazione ci può aiutare anche noi in Italia, un paese che sta diventando sempre più multietnico?

“Certo. La cosa bella è che c’è rispetto e collaborazione tra le diverse denominazione religiose. Questa collaborazione la vediamo il Venerdì Santo quando tutte le confessioni partecipano al Cammino della Croce. Per noi è la Via Crucis, per i protestanti è il Cammino della Passione. Ci si incontra al centro del paese dove c’è una drammatizzazione della Passione di Cristo. Ci sono tutti: noi cattolici, i luterani, i metodisti, gli anglicani, i presbiteriani…”.

Qual è la “marcia in più” della religione cattolica?

“È la fede convinta dei cattolici perché chi è cattolico in Inghilterra lo è con convinzione. Vorrei sottolineare come i cattolici prendono molto della tradizione protestante. Per esempio le liturgie dei protestanti sono ben curate. Lo stesso fanno i cattolici del Regno Unito. Tutto è preparato, curato fin dall’accoglienza in chiesa: i sacerdoti accolgono le persone all’ingresso e ci sono gli steward che fanno accomodare i fedeli. Alla fine della messa il sacerdote saluta singolarmente chi ha partecipato alla celebrazione. Anche dal punto di vista economico i cattolici hanno preso molto dai protestanti. Ogni cristiano sa bene che è un suo dovere mantenere la chiesa. Al cesto per la questua si preferiscono i versamenti sul conto corrente della parrocchia. In alternativa ogni famiglia riceve delle bustine che consegnano settimanalmente in chiesa”.

Come viene vista la Chiesa Italiana dai britannici?

“È la sede della tradizione. Gli anglosassoni quando vedono un italiano vedono Roma e il papato. L’italiano è l’osservante per eccellenza e quindi ci ascoltano con attenzione. Dall’altro lato anche tutte le accuse che vengono fatte a Roma e al papato ricadono anche sugli italiani: pensiamo ai casi di pedofilia e degli abusi sessuali…”.

Lei era in Inghilterra quando è stato eletto papa Francesco. Come è stata accolta la sua elezione?

“Con entusiasmo. I protestanti e gli anglicani e anche i tanti musulmani lo apprezzano, lo ammirano e lo citano. Papa Francesco è considerato la ventata nuova della Chiesa Cattolica. Dopo l’elezione di Bergoglio e grazie all’opera di evangelizzazione sul territorio abbiamo ottenuto tante conversioni. Durante la mia esperienza ad Holywell sono stati battezzati almeno ventuno adulti che precedentemente erano anglicani. A Birmingham tra il 2012 e il 2014 abbiamo avuto almeno nove conversioni adulte”.

Insieme a voi è arrivato in Inghilterra anche don Giustino…

“Il nostro Fondatore è molto amato. Nel 2011 per la sua beatificazione vennero cinquanta inglesi a Pianura. Noi facciamo passare il messaggio di don Giustino come di colui che aiuta a capire chi siamo e ad essere santi. Quindi tutti siamo coinvolti ad aiutare chi vuole diventare sacerdote sia attraverso le preghiere e sia attraverso contributi economici. Molti benefattori sostengono i nostri studenti con pagamento delle tasse universitarie. Nelle due parrocchie più grandi si sono formati gruppi di pregheria per le vocazioni”.

Dopo l’esperienza al di là della Manica, qual è il suo incarico adesso?

“Sono a Roma ed ho il compito nella congregazione di consigliere per la formazione delle vocazioni. Sono chiamato ad andare in tutto il mondo. Ultimamente sono ultimamente stato in Colombia. Ad ottobre sarò in Asia, a novembre in India e a gennaio in America Latina”.

Qualche numero sulla famiglia vocazionista…

“La Società delle Divine Vocazioni cresce nei luoghi di missioni e si registra un risveglio vocazionale un po’ ovunque. In tutto il mondo ci sono 600 religiosi; di questi 400 sacerdoti e il resto sono religiosi oppure studenti”.

Ciro Biondi

 

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