La povertà educativa costituisce una delle problematiche di maggiore attualità e rappresenta anche una delle sfide più urgenti, come sottolineato da don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, in una intervista della Fisc nazionale.
Don Marco, perché oggi la povertà educativa è una delle sfide più urgenti per il futuro dei giovani?
Nelle storie che incontriamo ogni giorno, riconosciamo che spesso la povertà non toglie solo risorse materiali. Toglie possibilità. A volte entra nella vita di una ragazza o di un ragazzo in modo silenzioso e gli fa credere che un desiderio non sia per lui, che un talento sia troppo costoso da coltivare, che sia normale chiudere i propri sogni in un cassetto, sperando che, prima o poi, accadano le condizioni giuste per poterlo realizzare. Nei Centri di ascolto, nei servizi, nei percorsi di accompagnamento delle Caritas in Italia accogliamo tante famiglie che fanno fatica a sostenere i propri figli. Non parlo solo delle spese essenziali, ma anche di tutto ciò che aiuta un giovane a crescere davvero: un’esperienza educativa, artistica, sportiva, culturale, un luogo in cui essere accompagnato e riconosciuto. La povertà educativa è per noi una dimensione urgente, perché non produce soltanto esclusione oggi, ma rischia di preparare nuova esclusione domani. E allora non possiamo limitarci ad osservarla, ma è necessario fare la nostra parte per dare risposte concrete e per provare a trasformare la fatica in percorsi di speranza.
È da qui che nasce #faifiorireitalenti?
Nasce da questo ascolto. Nasce dalle storie, prima ancora che dai progetti, e dalla convinzione che nessun talento dovrebbe andare perduto solo perché mancano le opportunità. Attraverso il 5xmille vogliamo costruire un Fondo Nazionale Talenti, per sostenere adolescenti e giovani nei loro percorsi educativi, formativi, artistici e culturali. Ma dietro questa scelta c’è l’idea che un giovane non fiorisce mai da solo. Si cresce quando qualcuno ti guarda con fiducia. Quando una comunità ti offre spazio. Quando un adulto ti accompagna. Quando un territorio decide di non rassegnarsi al fatto che chi parte con meno opportunità debba restare indietro. È un modo molto concreto per rendere possibile una carità che non si limita a rispondere a un bisogno immediato, ma prova a piantare semi di futuro.
Parlare di talenti non rischia di sembrare qualcosa di secondario, rispetto alle urgenze materiali della povertà?
Il talento è una parte profonda della vita di ogni persona. Coltivarlo è il modo in cui un ragazzo impara a conoscersi, a fidarsi di sé, a stare nel mondo, a immaginare il proprio futuro. Per questo, per noi, parlare di talenti significa entrare in una delle forme più delicate della povertà di oggi. Significa prevenire il disagio, sostenere la crescita, generare legami, promuovere dignità. Significa non ridurre mai una persona al suo bisogno, ma riconoscere in ogni ragazza e in ogni ragazzo una promessa e una possibilità continua di bene. Il Vangelo ci chiede di guardare le persone non a partire da ciò che manca, ma da ciò che possono diventare se vengono amate, accompagnate, messe nelle condizioni di vivere pienamente la loro esistenza. Per questo, chiediamo di destinare il 5xmille a Caritas Italiana. È un gesto semplice con cui ciascuno può affermare che la vita e la storia dei più giovani ci riguarda. Ma, prima ancora della firma, chiediamo di sentirsi parte di una responsabilità comune. Ciascuno di noi può fare la propria parte, perché nessuno sia costretto a pensare che il futuro sia un privilegio riservato ad altri.












