PAROLE IN LIBERTA’. Metti che nel traffico pensi a Natale

Cronaca di una mattina ordinaria, in cui devo spostarmi da Fuorigrotta a Bagnoli (in pratica, da casa alla parrocchia). In 5 km e 25 minuti, due auto mi hanno tagliato la strada da sinistra a destra e tre da destra a sinistra; le auto in doppia e tripla fila mi hanno ostacolato diverse volte il cammino; al semaforo rosso persone molto arrabbiate me ne hanno dette di tutti i colori perché mi sono fermato; infine, tre volte mi hanno sorpassato sulla destra. Arrivato in parrocchia, ho trovato il posto auto assegnatomi, con tanto di segnali che lo indicano, occupato da una macchina di proprietario sconosciuto… Ripeto: è l’ordinarietà, non solo per me, e devo dire che stamattina mi è andata persino bene. Però, ogni volta mi chiedo: ma perché tutto questo? A via Labriola, all’altezza della Piscina Scandone, trovo però sempre la risposta pronta, in un’enorme scritta dipinta sul muro: “Intolleranti alle regole!”, che bene esprime il senso anarchico della nostra gente, il rifiuto di ogni costrizione e regolamentazione. E di rimbalzo, nasce un profondo desiderio, credo comune a tanti: per dirla alla Battiato, “ci vuole un’altra vita”! Sembrerebbe davvero un sogno… o no? O forse davvero ci è donata la possibilità di “un’altra vita”?

È Dicembre, il mese in cui vivremo il Natale, e su questa festa mi è stato chiesto di scrivere questo fondo. Ma sono a disagio. Come parlare del Natale senza sembrare, o forse esserlo veramente, lontano dai problemi concreti delle persone, come ad esempio il traffico della mattina quando si va al lavoro?

Come essere sinceri nel parlare del Natale, senza sembrare, o forse esserlo veramente, sdolcinati e melensi, di quel buonismo natalizio che ormai irrita sempre più persone? Per questo ho voluto iniziare questa riflessione con la cronaca di una mezz’ora ordinaria, un riferimento alla vita vera, quella che viviamo davvero tutti, non quella finta, di plastica, rinchiusa nella luccicante carta regalo. Ho voluto iniziare, cioè, con il “concreto”, non con l’astratto su cui molto spesso anche noi preti ci dilettiamo. E allora, in questo articolo sul Natale vorrei metterci il traffico del mattino, e quello della sera, quando si torna sfibrati a casa… la disperazione di chi non riesce a trovare un lavoro se non a nero, sottopagato e saltuario… le ferite di una famiglia lacerata e divisa… la sofferenza di un allettato… i baci di due innamorati… il disagio di un malato psichico abbandonato dalla famiglia… i progetti di vita di un giovane… la nostalgia di una badante straniera… la rabbia di chi “non ci sta” a come vanno le cose… e al contrario, la rassegnazione e la passività di “chi ci sta”… i vaneggiamenti di un malato di Alzheimer… la paura negli occhi di un bambino che sente in televisione l’ennesima notizia di una strage terroristica… la fila di chi può spendere oltre 1000 € per l’ultimo modelle di iPhone, e quella delle nostre mense per i poveri… Vorrei metterci dentro tutto questo, e anche altro: ma lo spazio assegnatomi sta per finire. Mi servirebbe che l’infinitamente grande si facesse infinitamente piccolo, per poter contenere tutto! Ci vorrebbe davvero un’altra vita, e molti dicono sia un sogno, un’aspirazione irrealizzabile: ma se non ci avesse donato la possibilità di realizzare questo sogno, questo povero Cristo perché mai si sarebbe incarnato? Perché l’Eterno si sarebbe fatto piccolo e limitato, un neonato fragile e indifeso? Insomma: perché festeggeremmo il Natale? Spetta a me, a voi lettori, ad ogni uomo e donna, accogliere e mettere in pratica la nuova possibilità che ci è stata donata, e una nuova vita davvero sorgerà. Buon Natale a tutti!

Pino Natale