Povertà, la Chiesa risponde con beni e servizi. Il riciclaggio che aiuta i bisognosi

Il riciclo dei capi di abbigliamento è uno dei più importanti modi per dare una seconda vita alle cose. Sono sempre di più le persone che chiedono come e dove depositare gli abiti usati da donare alle persone bisognose. Secondo i dati elaborati dal dossier “Povertà in attesa. Rapporto 2018 su povertà e politiche di contrasto in Italia” curato da Caritas Italiana, la povertà economica rappresenta con il 78% il maggiore bisogno espresso dalle persone che si rivolgono alle Caritas parrocchiali. La risposta della Chiesa avviene principalmente attraverso l’erogazione di beni e servizi (62% delle risposte): tra i beni soprattutto gli abiti. Dati analoghi anche in Campania se si legge il Dossier Regionale Povertà della Delegazione Campania della Caritas e dell’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro della Conferenza Episcopale Campana.

Da anni la Caritas diocesana di Pozzuoli e molte Caritas parrocchiali propongono questo tipo di servizio. Nel Centro San Marco di Pozzuoli è possibile conferire i vestiti ogni martedì e giovedì dalle 9 alle 12. Negli stessi giorni ed orari chiunque ne ha bisogno può scegliere cosa prendere. «Le cose che servono di più sono i capi di base – spiega Tina Palma, la volontaria che si occupa del servizio – quindi abbiamo bisogno di maglioni, pantaloni, camicie. Molto richiesti sono quelli che noi chiamiamo “coprenti”, vale a dire cappotti, giacche, giubbini. Sono capi che servono a riscaldarsi e a celare i vestiti che magari sono in cattive condizioni. Chiaramente quando ci avviciniamo all’estate le cose cambiano e vanno bene anche le magliette e i pantaloncini. Anche come magazzino siamo soggetti al cambio di stagione».

Non sempre, però, gli abiti vengono consegnati pensando a chi deve indossarli. «Spesso arrivano sporchi – racconta la volontaria – e questo non va bene perché significa dimenticarsi che chi chiede un abito ha dignità. Nelle buste che apriamo troviamo di tutto: spesso abiti di persone defunte in cui ho trovato anche santini e bottigliette di acqua santa. I partenti fanno un repulisti e da noi portano di tutto. Per cui faccio un appello e chiedo che gli abiti devono essere in ottimo stato. Non possiamo pensare a disfarci delle cose brutte e inutili: dobbiamo pensare invece che quello che doniamo con il cuore serva a persone come noi che stanno vivendo un periodo difficile». A chiedere gli abiti sono prevalentemente gli extracomunitari, alcune famiglie rom e qualche italiano. «Gli abiti per i bambini sono quelli più richiesti – spiega Tina – per loro abbiamo uno scaffale dedicato. Spesso sono cose nuove perché chi li ha portati da noi non ha avuto il tempo di farli indossare ai propri figli che, probabilmente, sono cresciuti in poco tempo. Quello che viene donato di meno, come contrariamente si può pensare, sono gli abiti per anziani. Noi li prendiamo lo stesso ma sono difficilmente scelti perché anche il povero chiede abiti alla moda o, comunque, abiti che siano colorati e carini. È una richiesta che noi rispettiamo perché il modo di vestire rispecchia la personalità e mortificare la personalità significa anche mortificare la dignità delle persone. Ad ogni modo gli abiti che non sono scelti fanno un altro percorso per essere comunque riciclati».

La Boutique Rosa: tutto quello che serve alle detenute

Una boutique anche per le detenute della casa circondariale femminile di Pozzuoli. L’idea, che risale a qualche anno fa, è di don Fernando Carannante, cappellano del carcere e vicario episcopale alla Carità. Con ogni probabilità è l’unico esempio del genere nelle carceri italiane. È un modo per rendere dignitosa la vita in cella e aiutare le recluse. Lo spazio allestito all’interno del carcere – la “Boutique Rosa” – è una vera e propria boutique in cui le donne possono scegliere, oltre a prodotti per l’igiene intima, anche vestiti. Le detenute hanno bisogno dell’aiuto di tutti ma non possono ricevere tutto anche perché, per ragioni di sicurezza, nel carcere ci sono cose che non possono entrare. Igiene della persona: deodorante stick, saponette, bagnoschiuma, shampoo, intimo, dentifricio, spazzolino, assorbenti, spazzole di plastica per capelli, limette di cartone per unghie, creme idratanti. Indumenti e vestiario: slip, reggiseni non imbottiti e senza ferretti, tute senza cappuccio, ciabatte senza tacchi e fibbie, pigiama, calzini, asciugamani, leggins di cotone, scarpe senza lacci e senza tacchi. Detersivi: sapone solido, sapone per piatti, spugne abrasive, spugne da bagno. Profumeria: cotone idrofilo, smalto, matita per trucco, rossetto. Tra le cose che si possono portare anche la cancelleria: quadernoni, buste e fogli per lettere, penne a sfera (trasparente) e colla stick. Gli abiti e gli accessori possono essere donati al Centro San Marco, tutti i giorni, dalle 9 alle 12,30. Le donazioni vengono poi portare in carcere secondo le necessità della struttura.

Ciro Biondi