Universiadi, cosa resta alla Campania. Impianti ristrutturati (da valorizzare). Ora tocca ai Comuni e ai cittadini

Trecentomila presenze tra stadi, palazzetti, piscine. Quasi 45 mila spettatori per il calcio, l’exploit di pallavolo, pallanuoto, ginnastica. I dati ufficiali segnano il successo di pubblico alle Universiadi di Napoli e della Campania con il boom di presenze per il nuoto, oltre 15 mila tra la piscina comunale di Casoria e la rinnovata Scandone. Grande successo anche per la pallanuoto, 25 mila spettatori con lo straordinario oro maschile dell’Italia replicato dopo qualche settimana con l’oro ai mondiali assoluti coreani. Una straordinaria doppietta per la waterpolo italiana che ha visto in acqua tanti giocatori campani tra Napoli e la Corea.

Un successo di pubblico in tanti sport. Quasi seimila spettatori al PalaSele di Eboli per il trionfo dell’Italvolley universitario. E spicca anche il dato sulla ginnastica, nel rinnovato PalaVesuvio di Ponticelli, con oltre 14 mila presenti per le gare di artistica e ritmica che hanno regalato medaglie all’Italia. Oltre trentamila spettatori negli impianti di basket nonostante l’Italia non abbia raggiunto la fase a eliminazione diretta. Settantamila spettatori complessivi per le cerimonie di apertura e chiusura allo stadio San Paolo di Fuorigrotta che, con i sediolini azzurri, ha di nuovo uno straordinario impatto.

Così come sono state bellissime tutte le immagini dalla Mostra d’0ltremare. Tante luci, poche ombre. Un flop, ad esempio, il tennis: deserto il mega impianto costruito sul lungomare di Napoli che in passato aveva attratto molto pubblico soprattutto in una sfida di Coppa Davis con la Gran Bretagna. Uno sport che alle Universiadi ha fatto flop, completamente ignorato da un pubblico che davanti alla tv segue per ore Nadal o Federer. Se non ci sono loro vince la noia. E il pubblico diserta il tennis preferendo il basket, il nuoto, la pallavolo, la ginnastica, la scherma che nel nuovo palazzetto universitario di Baronissi ha attratto tanta gente. Insomma, Universiadi tra tante luci e qualche ombra. Il flop del tennis come si è visto. Ma anche la mancata diretta Rai della cerimonia di chiusura trasmessa invece da Canale 21 e da altre emittenti regionali. Mimmo Falco, presidente del Corecom (Comitato regionale per le comunicazioni), ha inviato una nota di protesta definendo «grave la mancata diretta Rai» che aveva invece trasmesso la cerimonia inaugurale relegando la chiusura a una differita. Una polemica che, con un raffinato pezzo, è stata sollevata anche dallo scrittore Maurizio De Giovanni sul Corriere del Mezzogiorno. E in effetti, trattandosi di un grande spettacolo-concerto, a tanti è sembrata una scelta incomprensibile dopo che Raidue, Raisport e Tgr Campania avevano seguito intensamente molte gare dell’Universiade napoletana fino all’oro della pallanuoto maschile per l’Italia nell’ultima giornata.

Tanti i testimonial della rassegna. Tanti ex campioni campani di numerosi sport, ma la gioia, l’entusiasmo, il sorriso più contagioso è stato quella di una grandissima atleta friulana, Manuela Di Centa, per molti anni punta della nazionale di sci da fondo. Proprio in una diretta Rai Manuela ha elogiato l’organizzazione delle Universiadi e gli impianti rigenerati con i fondi della Regione in ogni angolo della Campania. Un grandissimo esaltante elogio è arrivato da Manuela anche per la scelta di allestire il nucleo centrale del Villaggio su due navi

da crociera nel cuore del porto di Napoli. Di Centa ha ricordato che in altre occasioni il Villaggio è stato invece costruito in luoghi molto distanti dagli impianti di gara. E ha segnalato vicende alterne. A Montreal è diventato un rione di lusso, a Torino è stato occupato per anni e sgomberato solo da poche settimane. In Campania non accadrà nulla di tutto questo perché, oltre alle navi, a Caserta sono stati utilizzati i grandi alberghi e a Salerno le residenze universitarie del campus di Fisciano. Scelte indovinate che hanno spinto gli organizzatori a sottolineare il successo dell’operazione che ha visto al lavoro anche tantissimi giovani tra il “cuore” delle Universiadi alla Mostra d’Oltremare e gli impianti teatro delle gare.

Cosa resta alla Campania di tutto ciò? Non solo un grande spot che ha mostrato all’Italia e ai paesi collegati la capacità organizzativa della Campania, ma anche la ricchezza dei nostri impianti sportivi che vanno protetti, difesi, utilizzati per strappare quanti più giovani alla strada. Ora tocca a tutti, a cominciare da noi cittadini, difendere gli impianti rigenerati denunciando subito ogni eventuale danneggiamento che ci auguriamo non avvenga. Non si può delegare sempre tutto agli altri. Spetta innanzitutto ai proprietari delle strutture, in gran parte i Comuni, la gestione e manutenzione assieme alle federazioni e alle società sportive. Certo. Ma tutelare il patrimonio ritrovato per lo sport è un compito che tocca a tutti.

Ottavio Lucarelli